



Potresti anche telefonarmi
La volpe e il sipario · Girardi · 1997
- NOVECENTO
- LINGUA ITALIANA
- POESIA FEMMINILE
ANALISI DELLA POESIA
In Potresti anche telefonarmi, Alda Merini parte da una richiesta quasi domestica, persino dimessa: una telefonata. Non un incontro, non una promessa, non una dichiarazione. Una voce che arrivi da qualche parte e rompa il silenzio.
Il primo verso ha una forza particolare proprio perché sembra detto senza enfasi. C’è dentro una lieve ironia, una stanchezza, forse anche un’accusa trattenuta. Come se la poesia nascesse da tutto ciò che l’altro non ha fatto: non ha chiamato, non ha chiesto, non ha avuto bisogno.
Subito dopo, però, la telefonata immaginata diventa qualcosa di molto più profondo. Merini vorrebbe sentirsi dire che il suo racconto serve ancora a qualcuno. Non chiede soltanto amore: chiede di non essere lasciata fuori dalla vita, di poter offrire la propria voce, le proprie favole, la propria ferita.
La poesia tiene insieme figure diverse della stessa donna. C’è la bambina che “legge i sospiri”, cioè che capisce il mondo prima ancora delle parole. E c’è la donna che “vuole amare”, esposta, carnale, fragile, ancora ostinata nel desiderio. In mezzo ci sono le favole: non come evasione, ma come modo per sopravvivere alla realtà.
Il finale cambia improvvisamente temperatura. La donna che cerca un prete per ricevere l’estrema unzione porta il testo in una zona quasi terminale. L’amore non è più soltanto attesa dell’altro: diventa prossimità alla fine, bisogno di una voce prima del congedo.
È qui che Merini è più riconoscibile: nella capacità di far convivere il quotidiano e il sacro, il telefono e l’estrema unzione, la bambina e la donna, il desiderio e la morte. Tutto resta semplice, quasi parlato, ma sotto quella semplicità si apre una voragine, in cui è possibile scorgere la profondità emotiva di una delle poetesse italiane più apprezzate di sempre.





































