Sketch di Garous Abdolmalekian
Poeta

Garous Abdolmalekian

Nazionalità: Iraniana

Teheran, 1980

Garous Abdolmalekian nasce a Teheran nel 1980, diciotto giorni dopo l’inizio della guerra tra Iran e Iraq. Questa coincidenza biografica pesa come un segno d’origine: la sua generazione cresce dentro un Paese segnato dal conflitto, dalla memoria dei caduti, dalla pressione politica e da una quotidianità in cui la violenza non è mai del tutto lontana.

Figlio del poeta Mohammad Reza Abdolmalekian, entra presto in contatto con la lingua poetica e con l’ambiente letterario iraniano. Il suo primo libro, The Hidden Bird, esce nel 2002 e gli vale il Karnameh Poetry Book of the Year Award nel 2003. Seguono raccolte come The Faded Colors of the World, Lines Change Places in the Dark, Hollows, Acceptance e The Middle East Trilogy: War, Love, Loneliness.

Accanto alla scrittura, lavora anche nel mondo editoriale: vive a Teheran ed è poetry editor presso Cheshmeh Publications, una delle case editrici importanti per la poesia iraniana contemporanea. Questa doppia posizione — poeta e curatore — lo colloca dentro la scena letteraria del suo Paese non solo come autore, ma anche come figura attiva nella circolazione delle nuove voci poetiche.

La sua poesia porta spesso sulla pagina guerra, amore, solitudine, morte, infanzia, memoria familiare, ma con una lingua molto visiva, fatta di immagini rapide, ferite, quasi cinematografiche. In testi brevissimi riesce a far convivere il quotidiano e la catastrofe: una casa, un volto, un sorriso, una strada possono improvvisamente aprirsi su una zona di minaccia.

Con Lean Against This Late Hour, pubblicato in inglese da Penguin nel 2020 nella traduzione di Ahmad Nadalizadeh e Idra Novey, Abdolmalekian ha raggiunto un pubblico internazionale più ampio. La sua voce sembra venire da un luogo in cui la Storia è già entrata nelle stanze private: non per trasformare la poesia in cronaca, ma per mostrare quanto profondamente guerra e tenerezza possano abitare la stessa immagine.

Poesie

Garous Abdolmalekian

Con gli occhi gialli

Trilogia del Medio Oriente. Guerra Amore Solitudine · Carabba · 2021 · Traduzione e curatela di Faezeh Mardani e Francesco Occhetto

  • POESIA CONTEMPORANEA
  • GUERRA
  • LINGUA PERSIANA
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ANALISI DELLA POESIA

Garous Abdolmalekian è una delle voci più significative della poesia iraniana contemporanea. La sua scrittura nasce dentro un immaginario segnato dalla guerra, dalla memoria collettiva e da una violenza che non resta mai soltanto fuori dall’individuo: entra nel corpo, nel respiro, nei gesti quotidiani.

In Con gli occhi gialli, la guerra non viene raccontata direttamente come evento storico o cronaca politica. È piuttosto una presenza diffusa, quasi atmosferica. L’autunno “seduto in veranda”, i vecchi uccelli ormai troppo vicini alla morte, il battito del polso paragonato al “ticchettio di bomba”: ogni immagine sembra custodire una minaccia silenziosa, come se la vita continuasse a muoversi sopra un terreno già minato.

Uno dei passaggi più forti è proprio questo: il corpo umano diventa un ordigno inconsapevole. Il polso batte, ma quel battito non è più soltanto segno di vita; somiglia al conto alla rovescia di un’esplosione possibile. Abdolmalekian riesce così a trasformare la paura in una percezione fisica, intima, quasi biologica.

Eppure la poesia non si chiude nella distruzione. Anche quando compaiono i cadaveri, la terra, la morte, resta sempre un’immagine fragile che resiste: il “campo di grano” dei capelli, l’ape che cerca un fiore in mezzo a una piazza minata. Sono figure minime, quasi indifese, ma proprio per questo potentissime. Non cancellano la violenza, non la consolano, ma le oppongono una forma ostinata di vita.

La seconda parte della poesia sembra quasi un comando interiore: dimenticare la mitragliatrice, la morte, e pensare all’ape. Non perché la guerra possa essere rimossa davvero, ma perché anche dentro il pericolo più assoluto resta possibile uno spostamento dello sguardo. L’ape che cerca il ramo di un fiore diventa allora una piccola allegoria della poesia stessa: cercare un punto di bellezza dove tutto sembrerebbe negarlo.

Il testo è tratto da Nulla è nuovo come la morte ed è stato pubblicato da Carabba nel 2021, con traduzione e curatela di Faezeh Mardani e Francesco Occhetto.

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