

Con gli occhi gialli
Trilogia del Medio Oriente. Guerra Amore Solitudine · Carabba · 2021 · Traduzione e curatela di Faezeh Mardani e Francesco Occhetto
- POESIA CONTEMPORANEA
- GUERRA
- LINGUA PERSIANA
ANALISI DELLA POESIA
Garous Abdolmalekian è una delle voci più significative della poesia iraniana contemporanea. La sua scrittura nasce dentro un immaginario segnato dalla guerra, dalla memoria collettiva e da una violenza che non resta mai soltanto fuori dall’individuo: entra nel corpo, nel respiro, nei gesti quotidiani.
In Con gli occhi gialli, la guerra non viene raccontata direttamente come evento storico o cronaca politica. È piuttosto una presenza diffusa, quasi atmosferica. L’autunno “seduto in veranda”, i vecchi uccelli ormai troppo vicini alla morte, il battito del polso paragonato al “ticchettio di bomba”: ogni immagine sembra custodire una minaccia silenziosa, come se la vita continuasse a muoversi sopra un terreno già minato.
Uno dei passaggi più forti è proprio questo: il corpo umano diventa un ordigno inconsapevole. Il polso batte, ma quel battito non è più soltanto segno di vita; somiglia al conto alla rovescia di un’esplosione possibile. Abdolmalekian riesce così a trasformare la paura in una percezione fisica, intima, quasi biologica.
Eppure la poesia non si chiude nella distruzione. Anche quando compaiono i cadaveri, la terra, la morte, resta sempre un’immagine fragile che resiste: il “campo di grano” dei capelli, l’ape che cerca un fiore in mezzo a una piazza minata. Sono figure minime, quasi indifese, ma proprio per questo potentissime. Non cancellano la violenza, non la consolano, ma le oppongono una forma ostinata di vita.
La seconda parte della poesia sembra quasi un comando interiore: dimenticare la mitragliatrice, la morte, e pensare all’ape. Non perché la guerra possa essere rimossa davvero, ma perché anche dentro il pericolo più assoluto resta possibile uno spostamento dello sguardo. L’ape che cerca il ramo di un fiore diventa allora una piccola allegoria della poesia stessa: cercare un punto di bellezza dove tutto sembrerebbe negarlo.
Il testo è tratto da Nulla è nuovo come la morte ed è stato pubblicato da Carabba nel 2021, con traduzione e curatela di Faezeh Mardani e Francesco Occhetto.
