Ancestrale · La vita felice · 2013



Questi sono i versi conclusivi di un’opera molto intensa di Goliarda Sapienza, in cui porta il rapporto con la madre nel punto più estremo: non più la presenza, non più il ricordo domestico, ma l’immagine della fine, della sepoltura, del corpo consegnato alla fretta degli altri.
La madre sembra non poter più attendere, e la figlia resta sola davanti a una consapevolezza dolorosa: nessuno saprà preparare davvero la terra, nessuno potrà opporsi alla rapidità con cui i vivi si liberano dei morti.
Sapienza, scrittrice libera e radicale, ha attraversato nella sua opera il corpo, il desiderio, la memoria e la perdita senza addolcirli. Qui la sua poesia diventa quasi un gesto di resistenza: trattenere, almeno con le parole, ciò che il mondo vorrebbe chiudere troppo in fretta.

Poetessa
Goliarda Sapienza nacque a Catania nel 1924 e morì a Gaeta nel 1996. Scrittrice, attrice e poetessa, fu una delle figure più libere, irregolari e potenti del Novecento italiano. Cresciuta in un ambiente antifascista e politicamente vivissimo, si formò tra teatro, cinema e letteratura. Lavorò come attrice, anche accanto a registi importanti, ma trovò nella scrittura il luogo più profondo della propria ricerca: un modo per attraversare identità, desiderio, corpo, memoria, ribellione. La sua opera più celebre è “L’arte della gioia”, romanzo oggi considerato un capolavoro, ma a lungo rifiutato dall’editoria italiana e riconosciuto pienamente solo dopo la sua morte. In vita Sapienza conobbe marginalità, difficoltà economiche e incomprensioni, restando sempre lontana da ogni forma di addomesticamento letterario. La sua voce unisce vitalità e ferita, sensualità e pensiero, autobiografia e invenzione. Goliarda Sapienza resta una figura radicale: una scrittrice che ha fatto della libertà non un tema, ma una forma stessa di esistenza e di scrittura.
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