Goliarda Sapienza

A mia madre

Ancestrale · La vita felice · 2013

Testo della poesia

Quando tornerò sarà notte fonda Quando tornerò saranno mute le cose Nessuno m’aspetterà in quel letto di terra Nessuno m’accoglierà in quel silenzio di terra Nessuno mi consolerà per tutte le parti già morte che porto in me con rassegnata impotenza Nessuno mi consolerà per quegli attimi perduti per quei suoni scordati che da tempo viaggiano al mio fianco e fanno denso il respiro, melmosa la lingua Quando verrò solo una fessura basterà a contenermi e nessuna mano spianerà la terra sotto le guance gelide e nessuna mano si opporrà alla fretta della vanga al suo ritmo indifferente per quella fine estranea, ripugnante Potessi in quella notte vuota posare la mia fronte sul tuo seno grande di sempre Potessi rivestirmi del tuo braccio e tenendo nelle mani il tuo polso affilato da pensieri acuminati da terrori taglienti potessi in quella notte risentire il mio corpo lungo il tuo possente materno spossato da parti tremendi schiantato da lunghi congiungimenti Ma troppo tarda la mia notte e tu non puoi aspettare oltre E nessuno spianerà la terra sotto il mio fianco nessuno si opporrà alla fretta che prende gli uomini davanti a una bara

Analisi della poesia

Questi sono i versi conclusivi di un’opera molto intensa di Goliarda Sapienza, in cui porta il rapporto con la madre nel punto più estremo: non più la presenza, non più il ricordo domestico, ma l’immagine della fine, della sepoltura, del corpo consegnato alla fretta degli altri.

La madre sembra non poter più attendere, e la figlia resta sola davanti a una consapevolezza dolorosa: nessuno saprà preparare davvero la terra, nessuno potrà opporsi alla rapidità con cui i vivi si liberano dei morti.

Sapienza, scrittrice libera e radicale, ha attraversato nella sua opera il corpo, il desiderio, la memoria e la perdita senza addolcirli. Qui la sua poesia diventa quasi un gesto di resistenza: trattenere, almeno con le parole, ciò che il mondo vorrebbe chiudere troppo in fretta.

Sketch di Goliarda Sapienza

Poetessa

Goliarda Sapienza

Goliarda Sapienza nacque a Catania nel 1924 e morì a Gaeta nel 1996. Scrittrice, attrice e poetessa, fu una delle figure più libere, irregolari e potenti del Novecento italiano. Cresciuta in un ambiente antifascista e politicamente vivissimo, si formò tra teatro, cinema e letteratura. Lavorò come attrice, anche accanto a registi importanti, ma trovò nella scrittura il luogo più profondo della propria ricerca: un modo per attraversare identità, desiderio, corpo, memoria, ribellione. La sua opera più celebre è “L’arte della gioia”, romanzo oggi considerato un capolavoro, ma a lungo rifiutato dall’editoria italiana e riconosciuto pienamente solo dopo la sua morte. In vita Sapienza conobbe marginalità, difficoltà economiche e incomprensioni, restando sempre lontana da ogni forma di addomesticamento letterario. La sua voce unisce vitalità e ferita, sensualità e pensiero, autobiografia e invenzione. Goliarda Sapienza resta una figura radicale: una scrittrice che ha fatto della libertà non un tema, ma una forma stessa di esistenza e di scrittura.

Vai alla pagina di Goliarda Sapienza

Questa poesia appartiene a