Giovanna Sicari

Vorrei baciarti il sangue

Tutte le poesie · Interno Poesia · 2026 · Curatela di Milo De Angelis e Sara Vergari

Testo della poesia

Vorrei baciarti il sangue amore mio, e ancora fare andare le dita nel vento, accarezzarti i capelli, la fronte sentirti dentro l’aria dentro il ventre, sentire come è leggero il vento e come apre le vie e come tutto sembra possibile sapere quanto possa l’amore con la saliva e il silenzio curare dalla fonte.

Analisi della poesia

Una poesia breve e intensissima, in cui l’amore viene raccontato come contatto fisico, respiro, cura.

Il corpo dell’altro diventa un luogo da attraversare: capelli, fronte, ventre, sangue. In questi versi c’è il desiderio di avvicinarsi fino alla fonte più fragile e vitale dell’esistenza.

Sicari, scomparsa a Roma nel 2003, “incarnava un’idea romantica e ispirata dell’atto poetico”. Sono parole di Milo De Angelis, suo marito e uno dei maggiori poeti italiani contemporanei, che insieme a Sara Vergari ha curato nel 2026 questa raccolta per Interno Poesia.

In questa vicenda editoriale c’è qualcosa di profondamente coerente con i suoi versi: l’amore che sopravvive come custodia, memoria, parola restituita.

Sketch di Giovanna Sicari

Poetessa

Giovanna Sicari

Giovanna Sicari nacque a Taranto nel 1954 e visse a Roma, dove morì nel 2003. Poetessa appartata e intensa, è stata una delle voci più singolari della poesia italiana del secondo Novecento. La sua scrittura è fisica, visionaria, spesso attraversata da immagini di amore, corpo, infanzia, morte e desiderio. Nei suoi versi la parola sembra nascere da una zona fragile e incandescente dell’esperienza: non descrive semplicemente i sentimenti, li espone nella loro materia viva. Fu legata al poeta Milo De Angelis, suo marito, una delle figure centrali della poesia italiana contemporanea. Dopo la sua morte, l’opera di Sicari è stata progressivamente riscoperta e restituita ai lettori, anche grazie al lavoro editoriale di chi ne ha custodito la voce. Tra i suoi libri si ricordano “Decisioni”, “Sigillo”, “Epoca immobile” e “Dov’è questa luce”. La sua poesia resta come una forma di presenza estrema: breve, ferita, luminosa, capace di trasformare l’intimità in destino.

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