È fatto giorno · Einaudi · 1954


Poesia brevissima, rurale, che contiene molto del mondo di Rocco Scotellaro: il corpo, la Lucania, la memoria, la povertà quotidiana trasformata in immagine artistica.
L’amore non viene raccontato in modo astratto o sentimentale. Vive nelle cose concrete: nell’odore lasciato nel letto, nella malva messa a essiccare (pianta medica), nei rimedi semplici preparati per affrontare l’inverno.
Scotellaro, poeta lucano e una delle voci più intense del secolo scorso, morì nel 1953, a soli trent’anni. Fu anche sindaco di Tricarico e si batté per la sua terra, pagando sulla propria pelle tensioni politiche e ingiustizie del suo tempo.
Nella sua poesia la vita contadina non è folklore: è una forma concreta di conoscenza, con un legame indissolubile d’amore.

Poeta
Rocco Scotellaro nacque a Tricarico, in Basilicata, nel 1923 e morì giovanissimo, nel 1953, a soli trent’anni. Poeta, scrittore e uomo politico, fu una delle voci più autentiche del Mezzogiorno italiano del Novecento. La sua poesia nasce dalla terra lucana, dalla vita contadina, dalla povertà, dal lavoro e dalla dignità di un mondo spesso escluso dalla grande storia. Nei suoi versi la campagna va oltre il folklore: è memoria, corpo, fatica quotidiana, ma anche forma concreta di conoscenza e appartenenza. Nel dopoguerra fu sindaco socialista di Tricarico, impegnandosi direttamente per il riscatto dei contadini e delle classi più povere. La sua vicenda politica fu breve e tormentata, segnata anche da accuse ingiuste e da un’esperienza di carcere poi riconosciuta infondata. Tra le sue opere più importanti si ricordano “È fatto giorno” e “Contadini del Sud”. Scotellaro resta una figura rara: poeta civile senza retorica, capace di trasformare la voce di una terra marginale in una delle testimonianze più vive della poesia italiana del secondo Novecento.
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