Alejandra Pizarnik

Gli occhi dicono la verità

La figlia dell’insonnia · Crocetti Editore · 2020 · Redazione di Claudio Cinti

Testo della poesia

gli occhi dicono la verità occhi che si aprono tirano via il superfluo: occhi non parole occhi non promesse; lavoro con i miei occhi costruendo riparando ricostruendo qualcosa di simile ad uno sguardo umano ad una poesia d'uomo ad un canto lontano del bosco

Analisi della poesia

Pizarnik è una delle voci più radicali della poesia in lingua spagnola del Novecento: una poesia fatta di silenzio, infanzia, ferita, notte, desiderio di sparizione e bisogno di parola.

Figlia di immigrati ebrei russi, nata in Argentina e poi a lungo legata anche a Parigi, Pizarnik abitò sempre una zona di frontiera: tra lingue, luoghi, identità, presenza e assenza.

In questi versi lo sguardo diventa più vero del linguaggio. Gli occhi tolgono il superfluo, smascherano promesse e parole, e provano a ricostruire qualcosa di fragile: uno sguardo umano, una poesia d’uomo, un canto lontano.

Pizarnik visse la scrittura come forma estrema di conoscenza e di esposizione. Morì suicida nel 1972, lasciando un’opera breve e densissima, ancora oggi un successo editoriale.

Sketch di Alejandra Pizarnik

Poetessa

Alejandra Pizarnik

Alejandra Pizarnik nacque a Buenos Aires nel 1936, da una famiglia ebrea di origine russa, e morì nel 1972, a trentasei anni. È considerata una delle voci più radicali e riconoscibili della poesia ispanoamericana del Novecento. La sua scrittura è breve, scura, incandescente: attraversata da infanzia, notte, silenzio, ferita, desiderio di sparizione e bisogno assoluto di parola. Nei suoi versi il linguaggio non è mai semplice espressione, ma una soglia estrema: il luogo in cui la vita prova a conoscersi e, insieme, rischia di perdersi. Visse anche a Parigi, dove entrò in contatto con ambienti letterari e intellettuali decisivi, studiò, tradusse e consolidò una voce sempre più essenziale. Tra le sue opere principali si ricordano “Árbol de Diana”, “Los trabajos y las noches” e “Extracción de la piedra de locura”. Pizarnik ha fatto della poesia una forma di esposizione totale: pochi versi, spesso taglienti come frammenti, capaci di portare sulla pagina una tensione continua tra desiderio, assenza e abisso.

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